Una delle domande più frequenti quando si installa o sostituisce una caldaia è: lo scarico a parete della caldaia a condensazione è consentito? La risposta non è un semplice sì o no. Dal 31 agosto 2013 la regola generale impone lo scarico sopra il tetto, ma la normativa prevede deroghe specifiche che consentono lo scarico a parete in determinati casi. Conoscerle può fare la differenza tra un intervento possibile e uno da rifare.
Dal 31 agosto 2013, con l'articolo 17-bis della Legge 90/2013, tutti i nuovi impianti termici devono scaricare i fumi sopra il colmo del tetto, tramite canna fumaria o sistema di evacuazione a norma UNI 7129. Questo vale in tutta Italia, da Milano a Napoli, da Torino a Palermo.
Lo scarico a parete — cioè il terminale di scarico fumi direttamente sul muro esterno dell'edificio — è vietato come soluzione standard per le nuove installazioni.
La stessa normativa prevede però deroghe precise che permettono lo scarico a parete in presenza di determinate condizioni. Le principali, previste dall'art. 17-bis L. 90/2013 e dal D.Lgs. 102/2014, sono:
Per quasi tutte le deroghe previste dalla normativa, la caldaia installata deve essere a condensazione e avere emissioni di ossidi di azoto (NOx) non superiori a 70 mg/kWh — un valore che le caldaie moderne di buona qualità rispettano ampiamente.
Questo valore deve essere riportato nella scheda tecnica del prodotto. Le caldaie Saunier Duval, Beretta e Hisense disponibili su Climando rispettano questi requisiti: verifica sempre la scheda tecnica del modello prima di procedere.
Anche quando si rientra in una deroga, il terminale di scarico a parete deve rispettare le distanze minime previste dalla norma UNI 7129:
I materiali del condotto devono essere in plastica (PP) o acciaio inox AISI 316L, resistenti all'acidità della condensa prodotta dalle caldaie a condensazione. Alluminio e rame sono vietati dalla UNI 7129 per questo tipo di scarico.
Prima di qualsiasi intervento, è necessario far valutare la situazione da un tecnico abilitato che verifichi se si rientra in una deroga e come posizionare il terminale di scarico nel rispetto della norma UNI 7129. Al termine dei lavori, il tecnico rilascia la dichiarazione di conformità obbligatoria ai sensi del D.M. 37/2008.
In condominio è sempre consigliabile informare l'amministratore prima di procedere, anche quando si è nel pieno diritto normativo.
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Lo scarico a parete della caldaia a condensazione è consentito?
La regola generale prevede lo scarico sopra il tetto. Lo scarico a parete è consentito solo in presenza di deroghe specifiche previste dall'art. 17-bis L. 90/2013 e dal D.Lgs. 102/2014, come la sostituzione di una caldaia già esistente che scaricava a parete o l'impossibilità tecnica documentata di raggiungere il tetto.
Quali sono le distanze minime per lo scarico a parete?
La norma UNI 7129 prevede: almeno 60 cm sotto una finestra, 40 cm lateralmente da porte o finestre, 30 cm sotto balcone o gronda, e un'altezza minima dal piano calpestabile di 2,20 metri.
Che materiali si usano per lo scarico a parete di una caldaia a condensazione?
I condotti devono essere in plastica (PP) o acciaio inox AISI 316L, resistenti all'acidità della condensa. Alluminio e rame sono vietati dalla UNI 7129 per questo tipo di installazione.
Nei centri storici si può scaricare a parete?
In molti centri storici con vincoli architettonici — come quelli di Napoli, Roma, Firenze o Venezia — è possibile accedere alla deroga per impossibilità tecnica di raggiungere il tetto. Serve sempre la valutazione e la certificazione di un tecnico abilitato.
Chi deve rilasciare la dichiarazione di conformità per lo scarico a parete?
L'installatore abilitato ai sensi del D.M. 37/2008 deve rilasciare la dichiarazione di conformità al termine dei lavori, attestando che l'installazione rispetta la normativa vigente e le prescrizioni della norma UNI 7129.
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